NO IUS SOLI? Infatti non lo è.

ius soli - M5s

Il dibattito sulla cittadinanza è ancora molto acceso.

L’Italia è divisa tra i sostenitori della riforma e chi invece vorrebbe impedirne l’approvazione.

In quanto cittadina italiana, di origine nigeriana, vorrei dire la mia al riguardo, cercando di suddividere e semplificare questo argomento in  due  punti.

 

 

  1. IL NOME DELLA RIFORMA

Chiamarla IUS SOLI è stato uno sbaglio, perché? Semplice: non si tratta di “ius soli” tout court.

Si tratta di una modifica della legge di cittadinanza che è già presente, ossia la legge 91/92.

Un ragazzo, figlio di genitori stranieri, nato e cresciuto in Italia, può, una volta raggiunti i 18 anni d’età, fare richiesta e acquistare la cittadinanza. Chiaramente ci sono dei requisiti da rispettare, come dimostrare di aver frequentato la scuola ed essere sempre stati in territorio italiano (praticamente non ti puoi muovere dall’Italia). Se si superano i 18 anni si rischia di non riuscire a cogliere quest’opportunità e di dover aspettare chissà quanto tempo per ottenerla (molti ragazzi hanno dovuto rinunciarvi a causa di complicanze e cavilli burocratici).

 

2. UNA RIFORMA PER I MIGRANTI?

Parliamo di “IUS SOLI TEMPERATO” e “IUS CULTURAE”, i due nuovi protagonisti dell’intera questione.

In entrambi i casi, qualora la riforma venisse approvata, i genitori stranieri potrebbero fare richiesta di cittadinanza per i propri figli.

Che differenza c’è tra ius soli temperato/culturae  legge 91/92? Cambia il fatto che con questi due “ius” non sarebbe più necessario dover aspettare i 18 anni, tuttavia, ed è questo il punto fondamentale e che è sfuggito a molti, ci sono dei requisiti ben precisi che devono essere rispettati.

Quali sono questi requisiti?

  • IUS SOLI TEMPERATO: possono fare richiesta solo i genitori che hanno regolare permesso di soggiorno di lungo periodo (da almeno cinque anni), un lavoro stabile con reddito non inferiore all’assegno sociale, avere un alloggio a norma di legge, conoscere la lingua italiana.
  • IUS CULTURAE: i requisiti sono gli stessi dell’ius soli temperato, con l’unica differenza che in questo caso si può far richiesta anche per quei bambini che non sono nati in Italia ma che vi sono entrati. Ciò vale per chi entra da un’età che va da 0 a 12 anni. Inoltre il bambino deve completare un ciclo di studi di almeno cinque anni (per chi chiede la cittadinanza del tipo “temperato” è scontato che il bambino vada a scuola dato che ci è già nato).

NON sono inclusi gli individui che soggiornano per motivi di studio, formazione, professione e chi ha un soggiorno di breve periodo. NON sono inclusi gli individui che soggiornano per motivi di protezione, motivi umanitari, ossia i migranti di cui tanto si discute.

Questa riforma vale solamente per chi è regolare e soddisfa i requisiti sopracitati.

Quindi, di nuovo, “una legge per i migranti?” NO.

Avviene tutto in maniera meccanica e automatica? NO, dato che ci sono passaggi e procedure. Ottenere il permesso di soggiorno non è una passeggiata, né tantomeno facile da poterselo permettere dato che richiede il dispendio di denaro, così come la cittadinanza.

 

Ora, che il tempo per introdurre questo tipo di riforma sia pessimo è scontato.

Viviamo in un momento storico davvero difficile per l’Italia, sia per la crisi economica sia per il fenomeno dell’immigrazione e dell’impotenza della nostra penisola di fronte a ciò che sta accadendo. Inoltre un’Europa che si sta dividendo sempre di più non fa altro che alimentare tensioni e incertezze.

Purtroppo sono anche aumentati consensi nei confronti di partiti di destra, movimenti di estrema destra e a leaders politici che cavalcano l’onda delle incertezze del popolo, facendolo dividere, facendolo cadere in contrasti continui e nella ricerca del capro espiatorio perfetto per riversare tutti i mali del momento.

In uno scenario del genere, come si fa ad introdurre una riforma simile? E “il tempo non adatto” non è l’unico problema (benché sia passato moltissimo tempo da quando questa legge doveva essere discussa. Era stata introdotta nel 2015 per poi rimanere in sospeso fino a settembre del 2017 e trovarsi di nuovo con la porta sbattuta in faccia. Discutibile è anche la lentezza burocratica e la voglia di cambiamento di questo paese), ciò che noto è la quasi totale ignoranza di molte persone.

Ciò che è passato all’opinione pubblica è che verrà introdotto uno ius soli per cui orde di donne incinta, di origine africana, arriveranno in Italia per partorire i loro figli e che diventeranno automaticamente italiani.

Colpa di chi è ignorante e non si informa? Sicuramente (e la disinformazione con contorno di bufale trovate su internet non fanno altro che peggiorare la situazione).

Colpa anche di come sia stata gestita l’introduzione di questa riforma? Assolutamente sì.

Come ho detto prima, chiamarla IUS SOLI e’ stato uno sbaglio atroce, secondo me non avrebbe fatto nemmeno tutto questo scalpore. In secondo luogo non è stata fatta abbastanza informazione da parte di chi voleva introdurla.

E’ evidente che questo popolo debba essere aiutato come un bambino a cui si insegnano i primi passi.

E scusatemi se vi sembro dura con le parole, ma se c’è così tanta disinformazione  bisognerà pur trovare un modo per contrastarla.

Allora perché non creare interviste apposite con gli esponenti dei partiti che sostengono la riforma, e mandarla in onda? Perché non creare delle conferenze al riguardo? Perché non fare una diretta nazionale?

Ci sono state trasmissioni in cui sono stati invitati italiani di seconda generazione, nonché esponenti del movimento Italiani Senza Cittadinanza, e che hanno parlato della riforma. Ma si trattava sempre di quelle trasmissioni mandate in onda al mattino, momento in cui la maggior parte delle persone è a lavoro o ha da fare.

I media hanno più potere dei politici stessi, sono i media a tirare le redini dell’opinione pubblica. Fare qualcosa di più concreto per l’informazione dovrebbe essere la priorità.

 

Prima ho detto che introdurre una legge in tempi simili sembra davvero impossibile.

Tuttavia non credo che cedere alla paura e ai contrasti sia un buon motivo per considerare, ancora una volta, più di 800mila bambini e ragazzi nati e/o cresciuti in Italia , nonché seconde generazioni di italiani, come stranieri.

Ho notato che si pensa più che altro ad ottenere consensi, sia che si faccia parte di un partito, sia che si faccia parte di un altro. E’ tutta una corsa verso l’egemonia, dimenticandosi dei diritti fondamentali.

Perché non si riesce a vedere la cittadinanza come un’ulteriore forma di integrazione? Che poi cosa ci sarebbe da integrare? Si tratta più che altro di una lecita ufficializzazione dello status di questi individui.

Spesso mi è capitato di parlare con persone che sostenevano la possibilità di dover sottoporre bambini e ragazzi ad un test per verificare la conoscenza della cultura italiana e della costituzione.

[Vi lascio degli esempi]

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Rimango perplessa di fronte a questa proposta anche perché, secondo me, non ha alcun senso. Perché non ha senso? Per il semplice fatto che cultura, leggi, modi di comportamento si imparano vivendo in territorio italiano e andando a scuola.

E’ chiaro che i bambini avrebbero una sorta di doppia identità, in quanto assorbono due culture diverse. Non è che diventando italiani sia necessario rinnegare le proprie origini o vergognarsene. Si può perfettamente convivere con entrambe.

Se si andasse in una qualsiasi scuola elementare e si facesse un test sulla Costituzione, credete che i bambini figli di genitori italiani saprebbero rispondere solo perché per loro vale lo ius sanguinis? Nessun bambino può conoscere queste cose, le potrà conoscere vivendo con gli altri e imparando. Imparerà anche grazie alle materie scolastiche nuove che mano a mano si aggiungono al suo percorso di studi.

Le scuse e i pretesti che si utilizzano per impedire l’approvazione di questa riforma sono una forma di discriminazione: c’è chi passa a descriverli come “Italiani non puri” – come se esistesse una ‘razza italiana pura’ da cui provengono tutti gli italiani di questa penisola – ad utilizzare i fatti di cronaca nera o di terrorismo – come se di un individuo fosse possibile prevedere il futuro, come se il futuro di questi giovani fosse già segnato a causa di reati commessi da altre persone adulte. Chissà se qualcuno ha intenzione di aggiungere anche questa domanda al fantomatico test: ‘da grande vuoi fare il serial killer o il terrorista?’.

In conclusione penso che l’informazione sia la base fondamentale.

Informare, leggere, documentarsi dovrebbero essere la normalità.

Io ho dato il mio piccolo contributo, spero che possa essere utile a qualcuno.

 

LINK INTERESSANTI PER APPROFONDIRE

  1. Legge 91/92
  2. IUS SOLI TEMPERATO e IUS CULTURAE (interessantissimo articolo de Il Sole 24 Ore)
  3. PARLANO LE SECONDE GENERAZIONI [1]
  4. PARLANO LE SECONDE GENERAZIONI [2]
  5. PARLANO LE SECONDE GENERAZIONI [3]
  6. PARLANO LE SECONDE GENERAZIONI [4]
  7. PARLANO LE SECONDE GENERAZIONI [5]
  8. PARLANO LE SECONDE GENERAZIONI [6]

 

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“Vorrei essere bianca”

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“I want to be lighter to be beautiful”

Questa è la frase che molte donne senegalesi, nigeriane, ivoriane dicono nei reportage e nelle diverse interviste che ho avuto modo di guardare.

Si tratta del fenomeno dello “skin bleaching”, ossia un fenomeno che consiste nello schiarirsi la pelle con prodotti chimici o naturali, che continua ad essere praticato in molti paesi africani ma anche nelle diverse “black communities” degli Stati Uniti, dell’Inghilterra, della Francia e anche dell’Italia (anche se nel nostro paese siamo, fortunatamente, ad un livello più basso).

Qualcuno di voi penserà, “Beh? Che c’è di male? C’è chi ama abbronzarsi al sole o con lampade nei centri estetici”. Questa sarebbe una giusta osservazione, se non fosse per il fatto che lo scopo dell’abbronzatura e lo scopo dello schiarirsi la pelle, non sono gli stessi.

Generalmente chi si abbronza non lo fa perché considera la persona nera, di origine africana, come un modello di bellezza da seguire. Chi si abbronza lo fa per avere una pelle dorata, desiderabile. Siamo in una sfumatura perfettamente accettata dai canoni estetici generali.

Inoltre chi si abbronza lo fa perché può permetterselo: andare in vacanza o fare diverse sedute di lampade può comportare il dispendio di parecchio denaro.

Le creme per schiarirsi non costano molto e sono facilmente reperibili nei negozi etnici.

Chi si abbronza non pensa che così facendo potrà essere accettato dalla propria famiglia, facendo cessare i paragoni con i propri fratelli e sorelle che sono “più chiari di te”, non pensa che potrà mettere fine al pesante bullismo nei suoi confronti, non pensa di poter avere più opportunità nel mondo del lavoro, non pensa di poter smettere di essere single per poi trovare l’amore della propria vita.

Ebbene quelli sopraelencati sono alcuni dei motivi più importanti e raccapriccianti per cui donne, soprattutto di origine africana, dalla pelle molto scura decidono di ricorrere a metodi drastici per cancellare totalmente l’alta concentrazione di melanina presente nel coloro corpo.

Ma andiamo per gradi e cerchiamo di analizzarli, in maniera più approfondita.

 

  1. FAMIGLIA

Ora, cadere in generalizzazioni inutili e dire che “ogni famiglia di origine africana vorrebbe che i propri figli fossero di pelle chiara” o che “ogni famiglia di origine africana tratta male le figlie di tonalità più scura o scurissima” sarebbe un’esagerazione.

Tuttavia, nei diversi reportage e interviste, è risultato che l’elemento ‘famiglia’ emerge non di rado. Le insicurezze di queste ragazze sembrano iniziare proprio in famiglia, quella che dovrebbe essere, invece, la colonna portante e la rappresentazione di appoggio e protezione per i propri figli.

Il tutto comincia da battutine che sembrano essere innocenti o apprezzamenti fatti a membri  “più chiari” della famiglia. Come sapete, i neri non sono tutti uguali. Non tutti hanno i medesimi tratti somatici, né il medesimo colore di pelle. Ci sono neri dalla pelle più chiara, con tratti somatici più simili a quelli europei.

E quel tipo di modello è considerato esempio di bellezza assoluta, secondo la prospettiva di diverse donne di origine africana, ma anche secondo diversi uomini.

Purtroppo questo concetto può anche emergere, come dicevo prima, in famiglia: ad esempio ci sono zii e amici di famiglia che fanno complimenti alla madre, del tipo “your children are so beautiful“, rivolgendosi solo a quelli dalla pelle più chiara, non curandosi minimamente di un’altra “child” dalla pelle più scura. Quest’ultima si ritrova automaticamente dietro le quinte e non sotto i riflettori come le sue sorelle o i suoi fratelli. O anche peggio: “your daughter is beautiful, but she would be more beautiful if she was lighter“.

Questi ‘complimenti’ potrebbero essere l’inizio di un’autostima che non avrà mai e poi mai una base solida. Un’autostima che forse quella bambina, non riuscirà mai a costruirsi.

Guardare le proprie sorelle ricevere molti più apprezzamenti, non avere alcun tipo di appoggio, né incoraggiamento da parte di chi, invece, dovrebbe considerare le proprie figlie allo stesso modo, può far nascere un sentimento di rabbia e di disprezzo nei propri confronti. Un disprezzo che può tramutarsi in odio per la propria pelle, tanto da arrivare, da adulte, ad acquistare quelle creme terribili, illudendosi di essere finalmente accettate.

 

2. BULLISMO

Attenzione, non si tratta solo di mero bullismo causato da “compagni di classe bianchi e razzisti”, si tratta anche di quello che prende il nome di “colorism“, che letteralmente si traduce in “colorismo”.

Il colorismo consiste in un’ossessione quasi maniacale di voler categorizzare le persone nere in sfumature diverse. E’ un fenomeno di cui si parla spesso nelle “black communities” degli Stati Uniti, in cui i neri amano categorizzarsi in “team light skin” o “team brown skin”.

Esiste un altro team che è “team dark skin” e, nella maggior parte dei casi, se sei “dark” diventi automaticamente un reietto, emarginato, brutto.

Benché ci siano molti movimenti che cercano di contrastare questa sciocca categorizzazione, valorizzando invece la bellezza della pelle scura e dei capelli afro, ci sono ancora gravi fenomeni di colorism nelle comunità nere.

Tutto ciò ha origine dal periodo coloniale e della schiavitù, in cui i dark skin e le dark skin venivano utilizzati per mansioni più pesanti, all’esterno della casa del padrone, mentre i light skin e le light skin (nella maggior parte dei casi nati dalle violenze sessuali che i padroni erano soliti praticare sulle loro schiave) venivano, solitamente, tenuti dentro casa come servitù, e quindi utilizzati per mansioni molto meno pesanti.

Questo tipo di status in cui vige una netta separazione tra chi è privilegiato e chi non lo è, basato sul colore della pelle si ha ancora oggi, seppur trovandoci in tutt’altro livello.

Si tratta di una sorta di “razzismo interno ed interiorizzato”, praticato anche dagli stessi dark skin, si tratta soprattutto di uomini, che considerano le donne che hanno il loro stesso colore di pelle come brutte e indesiderabili.

E, secondo me, non si tratta di meri gusti, del tipo “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”. Non lo è perché non farebbero pesanti paragoni discriminatori tra “light skin girls” e “dark skin girls”.

Alla luce di ciò, e delle continue pressioni subite da chi prende in giro pesantemente, sembra quasi ovvio che qualche ragazza potrebbe pensare di fare uso di sostanze chimiche per cambiare.

Un cambiamento che, di nuovo, potrebbe portare all’accettazione di sé e da parte degli altri.

Ma è davvero così?

 

3. POSSIBILITA’ DI SUCCESSO E RELAZIONI

Il fenomeno del colorism si presenta anche in determinate credenze per cui se sei più chiaro, hai più possibilità di riuscire in qualcosa o di essere amati.

Questi concetti sono comuni in diversi stati del continente africano, come il Senegal e la Nigeria.

Dalle interviste emerge che le donne si schiariscono la pelle perché credono di avere più possibilità di trovare marito.

Questo significa che tutti gli uomini “dark skin” desiderano avere solo una compagna dalla pelle chiara? No. Tuttavia ci sono casi in cui un rifiuto basato sul colore della pelle, può avvenire. E se le donne ricorrono alle creme sbiancanti con questo motivo, significa che da un lato c’è una pressione sociale, e maschile, che gioca molto sul “se sei scura, non troverai mai marito”.

Inoltre, il bombardamento mediatico di donne “light skin” che sono nel mondo della moda, del cinema o della musica non fa altro che alimentare questo tipo di concetto.

Quindi è necessario usare le creme per riuscire in qualcosa di grande.

Essere ambiziosi e “dark skin” non porterà mai a nulla, essere ambiziosi e “light skin” invece sì, perché sei più attraente e perché fai parte di quei canoni estetici accettati da tutto il mondo.

 

Abbiamo appena analizzato tre dei motivi fondamentali che possono portare una donna dalla pelle scura a sbiancarsi la pelle. La domanda è: tutto questo porta davvero alla realizzazione dei propri sogni? Porta davvero ad un’accettazione di sé? Porta davvero ad essere accettati dagli altri?

Io penso proprio di no, per queste ragioni:

  1. Avere successo non dipende tanto dal colore della pelle. Quanto piuttosto dalle possibilità che si hanno. E’ vero che anche i media, spesso, mettono le donne “Light skin” su una sorta di piedistallo, facendo implicitamente credere che sono migliori e famose per il loro aspetto esotico, ma che rientrano in canoni accettabili (motivo per cui ci sono, giustamente, diverse pagine facebook o instagram che esaltano la bellezza “dark skin”, mostrando che anche le donne dalla pelle scura sono bellissime e possono benissimo diventare famose. Ad esempio l’ultima ragazza a destra, è una ragazza che ha subito bullismo per via della sua pelle molto scura e che ora è modella. Sta avendo molto successo proprio per la bellezza della sua melanina così ricca e particolare. Si chiama Khoudia Diop ). Tuttavia penso che dipenda dal proprio status sociale e da cosa ti offre la società in cui vivi. Non è di certo diventando “light”, che si diventa automaticamente ricchi e famosi.
  2. Non credo affatto che lo skin bleaching porterà mai ad una reale accettazione di sé, sia perché le insicurezze non si combattono cambiando solamente ciò che è esterno a noi (infatti penso che chi ha questo tipo di problema debba lavorare moltissimo sul proprio IO, volendo anche con l’aiuto di uno psicologo), sia perché, purtroppo, porta ad una sorta di dipendenza. Le creme utilizzate porteranno la persona a volerne usare sempre di più, fino a raggiungere il colore di pelle desiderato. Il tutto senza rendersi conto del fatto che i prodotti chimici contenuti possono portare a gravissime malattie come il cancro alla pelle, ustioni, macchie cutanee estese. E’ vero che esistono anche rimedi naturali per schiarirsi la pelle, ma chi dice “tanto non uso prodotti chimici, solo naturali” non risolve il problema principale, che risiede nella propria mente. Un problema che si basa nel voler rientrare in determinati canoni estetici solo perché socialmente più accettati.
  3. Se lo skin bleaching non porterà mai all’accettazione di sé, non porterà mai nemmeno ad essere accettati dagli altri. Questo sia perché, a livello puramente superficiale ed estetico, il risultato ottenuto dalla skin bleaching non sarà mai uguale ad una persona naturalmente light skin (mi riferisco ai numerosi effetti collaterali sopracitati), sia perché ci sono persone della black community che attaccano ferocemente chi decide di sbiancarsi. Lo ritengono un’offesa per la community e una mania di voler essere come quelli che un tempo portarono schiavitù e sofferenze.

 

Che dire quindi? E’ giusto attaccare o bisogna rispettare le scelte altrui?

Trovo che attaccare sia inutile e da insensibili. Certamente non mi fa piacere vedere ragazze che ricorrono a questi metodi per inseguire un sogno irrealizzabile e che porta solo sofferenze.

Credo invece che sia necessario lavorare sulla rappresentazione di diversi tipi di bellezza. Più inclusione di donne dalla pelle scura/scurissima nel mondo della moda, dello spettacolo, del lavoro, nei cartoni per bambini.

Se il canone estetico principale è “nasino alla francese, pelle chiara e capelli lisci” bisogna rispondere dimostrando che la bellezza è presente anche in altri tratti somatici, in altri tipi di pelle e in capelli ricci o crespi.

Se ci viene imposto un ideale di bellezza, la risposta non è conformarsi ad esso, ma distinguersi e dimostrando che “questa donna dalla pelle color ebano è stupenda”.

 

E in fine, con tutto il cuore vi dico:tenor.gif

 

 

 

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